Imparare a cucinare.
Non è così che si fa.
Lo si fa con quasi tutto, ma pochi riescono a farlo in cucina e a trovarne immenso piacere.
Ci insegnano a parlare. Ma non ci insegnano “dire”. Per quello dobbiamo arrangiarci da soli. E molti non ci riescono nemmeno dopo molti anni.
Ci insegnano a guidare. Ma non ci insegnano a non perderci in città che non conosciamo.
Cucinare seguendo le classiche ricette era diventato, per me, un po’ come guidare con il navigatore. La risoluzione di un piccolo problema temporaneo, ma la perdita di una possibilità di apprendimento e sperimentazione.
E poi incoerenza. Molta.
Ricettari pieni di dosi con la precisione al grammo da far tremare i polsi ai farmacisti, e, nella stessa ricetta, delle misure poco “SI” (Sistema internazionale di unità di misura) tipo “un cucchiaio” o “una manciata”. Per non parlare del temutissimo “q.b.”
In questo blog non troverete nulla di tutto ciò. Nessuna misura. Nessun obbligo. Nessuna ricetta classica.
Il “q.b.” sarà sostituito “s.p.t.a.t.a.p.o.a.n.” (se piace tanto allora tanto, altrimenti poco o addirittura niente). La scelta e le dosi degli ingredienti saranno lasciate a voi, che ci metterete anche le papille gustative e le vostre buone o cattive digestioni, intolleranze e allergie.
Questo non vuol dire andare a caso. Ma fidarsi di quello che sappiamo, e di quello che abbiamo imparato. Fare un passo alla volta. Bruciare tutto e servire a tavola cose immangiabili, capire perché, e la volta successiva deliziare palati e far invidia ai colleghi.
Vuol dire sperimentare, mettersi in gioco, divertirsi e ritrovare la gioia di preparare e vivere un momento per me ancora molto importante in una famiglia.
“Si cucina sempre pensando a qualcuno. Altrimenti si sta solo facendo da mangiare” (Egyzia, Twitter)
