Quando pensiamo di aver bisogno di uno specifico attrezzo per la cucina, dobbiamo sempre pensare all’effettivo utilizzo che ne faremo, durante tutta la vita dell’attrezzo stesso. Dobbiamo quindi andare a considerare l’acquisto come una azione con implicazioni nel breve, medio e lungo periodo.
Mi spiego.
Se in un qualche negozio di articoli da cucina dovessimo trovare uno spremiagrumi elettrico fichissimo che lava, taglia, spreme, filtra il succo e butta le bucce direttamente nel bidoncino dell’umido “così non faccio neanche la fatica di aprire il cassetto dell’immondizia con le mani sporche” e tutti quei pensieri che, diciamocelo, ci vengono in mente quando vediamo qualcosa che semplicemente per noi è nuovo… se trovassimo uno spremiagrumi così, dovremmo comprarlo?
Consideriamo quindi tutte le implicazioni dell’acquisto.
Le conseguenze a breve periodo sono fondamentalmente il costo e il trasporto. Facile. Posso permettermelo? Posso portarlo a casa? Sembrerà una domanda idiota, ma una volta ho trovato nel parcheggio dell’IKEA una signora che faceva l’autostop. Era andata a fare acquisti con il marito e avevano comprato un sacco di cose, senza tener conto che non avevano una macchina sufficientemente grande per persone e mobili. A quel punto il lampo di genio del maschio. Il marito se n’è andato a casa con i mobili abbandonando la moglie nel parcheggio. E non abitavano neanche vicino al negozio, perché, dopo essermi fermato più per curiosità che per spirito compassionevole a capire il perché di una richiesta di autostop in un parcheggio vicino al porta carrelli, ho accompagnato la signora alla stazione. Dei treni! Mica degli autobus!
Nel medio periodo le implicazioni sono forse più evidenti: collocazione, frequenza di utilizzo, benefici alla qualità della mia vita. Cose così. E in questa fase siamo tutti molto bravi a trovare una collocazione anche fantasiosa, spinti dall’entusiasmo per un nuovo acquisto. Ho visto cucine che voi umani… Bimby (il robot multifunzione, mica gli eredi) trovare collocazione sopra il piano cottura “hai visto? ho comprato il Bimby! Pensa che fa anche il risotto da solo!” “Bello. E a colazione? Risotto al radicchio? Perché non hai posto neanche per preparare un caffè!”. Centrifughe ed estrattori di succo grandi come solo i robot dei cartoni della mia infanzia e appoggiati in rigoroso ordine di acquisto sul piano di lavoro. E grovigli di spine elettriche passare dietro a lavandini o formare delle opere d’arte postmoderne che a volte mi chiedo come certe persone facciano ad essere ancora vive. Forse usano la lavastoviglie. O forse non lavano i piatti. Ma il giorno che malauguratamente qualcuno dovesse aprire l’acqua del lavandino…. Appunto. Piano di lavoro. Non dimentichiamolo. Ci serve quello spazio. E anche se non dovesse servirci, ci piacerebbe averlo ordinato e pulibile. O no?
Nel lungo periodo invece, le conseguenze sono più oscure e sinistre. Perché le famiglie evolvono. Le case evolvono e gli spazi acquistano via via utilizzi e funzioni diverse. Per cui, se oggi mi compro uno spillatore di birra professionale e lo faccio integrare perfettamente nella mia cucina con tanto di fusti sotto al piano e tutto il pacchetto che tra un po’ inizio a far pagare la consumazione agli amici che vengono a trovarci a casa… e tra qualche anno? Avrò ancora bisogno di questa cosa? Come gestirò la rimozione e lo smaltimento? Perché al posto dei fusti di Beck’s magari vorrò metterci la lavastoviglie, e al posto della spina (lo spillatore) dovrò pensare ad uno scaldabiberon.
A qualcuno sembrerò malato. Capisco. Ma mi piace considerare tutto.
L’ultima sega mentale prima di un acquisto, va fatta pensandoci nella quotidianità reale. Ed è la più difficile. Fidatevi. Pensiamoci nell’utilizzo reale della nuova macchina infernale che sta entrando nella nostra vita. Ma non immaginiamoci a bere la birra fresca in compagnia attorno ad una grigliata appena fatta. O al ritorno dalla corsa quotidiana a prepararci con una facilità estrema una sana e fresca spremuta. No. Troppo facile. Pensiamoci invece d’estate, con 40° all’ombra, ad andare a comprare i fusti di birra. Pensiamoci ad armeggiare sotto al piano per cambiarne uno tra caldo, sporco e imprecazioni più o meno fantasiose. Pensiamoci ad acquistare i fusti pieni e a stoccarli da qualche parte. Oppure, pensiamo, dopo la corsa e la meravigliosa spremuta dissetante e rienergizzante, a prendere e smontare la nostra personale Christine (Christine – la macchina infernale – Stephen King), e lavarne ogni singola parte, metterla ad asciugare, farne la manutenzione. E il tutto per una spremuta il cui piacere non dura neanche il tempo di una gara dei 200m di atletica leggera. In quei momenti, lo so, maledirete il giorno dell’acquisto e farete mentalmente il conto di quante confezioni di succo d’arancia (100% arancia, perché ci trattiamo bene) avreste potuto comprare e quanto più facile lo smaltimenti del rifiuto e la pulizia.
Ora lo so. Chiuderete questa pagina e andrete in cucina. Guarderete il vostro piano di lavoro. Aprirete tutti gli sportelli e mentalmente farete il conto di quanto avete usato quel particolare Aggeggio. E il perché non l’avete più usato. I più convinti di voi magari, in un attacco di “senso di colpa” tireranno fuori la bottiglia di liquore a forma di Manneken Pis presa in quel viaggio a Bruxelles perché “Guarda che carina…pensa a quando la faremo vedere a Marco e Carla!”, ma solo perché questo blog non esisteva ancora, e la useranno ancora per due o tre volte. Così. Nostalgia gratuita. Ma non prendiamoci in giro. Finirà abbandonata. Dimenticata. Rotta.
Fino a che qualcuno, scrivendo un blog e pensando alle cose inutili con le quali ha visto adornare la propria casa natia, ripenserà a quella bottiglia e ci scriverà un articolo. E in attesa del prossimo pezzo probabilmente andrà a comprarne una online.
Ma solo perché è un ricordo d’infanzia. Mica perché la userà!

